martedì 1 marzo 2011

Io mi dico...


Sono stati 11 bellissimi anni di crescita, di musica, di incontri.
Corrente di Ali è stato, prima di tutto, un gruppo di amici, e continua ad esserlo, anche se ora si è deciso di scioglierci. Rimangono negli occhi e nella mente i tanti concerti, le serate passate a ridere, le "scazzottate" virtuali che ci siamo scambiati varie volte via mail (e chi le scorda, quelle!), i momenti di profonda gioia e anche gli eventi di profondo dolore che abbiamo attraversato insieme.

Corrente di Ali è stato l'inizio di tante esperienze ed è stato un laboratorio di idee divergenti che hanno cercato di trovare una sintesi: partendo da qualcosa di estremamente acerbo, con il tempo, con sforzo e limature progressive abbiamo visto crescere uno spettacolo che, in parte, rifletteva il cammino di crescita di ciascuno di noi. 

Trovandoci attorno a un tavolo ci siamo detti che ormai c'era sempre più difficoltà nel trovare il tempo da dedicare al progetto, ognuno per i suoi validissimi motivi. Non si è trattato di una sconfitta, ma semplicemente di una serena constatazione. 

Una qualità che non è mai mancata a Corrente di Ali è proprio la presenza di una sincera "autocoscienza", cosa che appunto non ha risparmiato negli anni diversi momenti di confronto, anche acceso. Tutti siamo sempre stati consapevoli della grande responsabilità che comportava suonare le canzoni di Fabrizio De André e, fin dall'inizio, pur con esiti appunto acerbi e incerti, il faro è sempre stato quello: la piena consapevolezza che se si suona questa musica non si può tradirla. E dunque Corrente di Ali non ha mai speculato e ha sempre presentato uno spettacolo che voleva essere coinvolgente, personale, ma soprattutto sobrio e sincero. 

Personalmente sono fiero di aver preso parte a questo lungo cammino e, ancor di più, di averlo percorso con queste persone e in questo modo. Corrente di Ali ha debuttato nel maggio del 2000 con l'idea di fare un unico concerto... e nessuno di noi si aspettava che sarebbe stata un'esperienza così longeva e importante.
Anche su questo punto però mi sento di dire qualcosa: abbiamo mosso i primi passi e abbiamo deciso di suonare dal vivo le canzoni di Fabrizio De Andrè quando ancora in pochi si erano accorti che era scomparsa una delle figure che maggiormente aveva inciso un solco nella cultura e nella musica italiana, lasciando un segno che sicuramente resta e resterà come una delle più alte espressioni dell'arte novecentesca. Non vorrei che si equivocasse su questo punto: non sto affatto dicendo che siamo stati i primi e che, quindi, siamo stati più bravi o sensibili di altri. Sarebbe una vera idiozia. E non lo dico nemmeno per far credere che Corrente di Ali abbia giocato un ruolo primario nella “riscoperta” di Fabrizio. Anche questo sarebbe idiota: De André era già un classico e per imporsi non aveva certo bisogno dell’impegno nostro o altrui. 

Perché dunque specificare che Corrente di Ali è nato nel 2000? Il motivo è semplice: perché allora l’atmosfera che si respirava attorno al nome di Fabrizio era ancora pura, la sua scomparsa era recente e lasciava increduli, le note dei suoi recenti concerti vibravano ancora nell’aria. Corrente di Ali ha iniziato allora, con sincerità e, forse, con un filo di incoscienza. 
A quasi undici anni da quel primo nostro concerto, provo a guardarmi attorno e non posso che constatare che Fabrizio è ovunque, come è giusto che sia. Allo stesso tempo però non posso certo dire che tutto quello che viene fatto in suo nome sia sincero, sobrio e scevro da interesse... 

In questi ultimi anni, sempre più, si assiste al circo. Anche chi vince San Remo, proprio a chiusura del nuovo disco, decide di infilarci una canzone di De André (tra l’altro una delle più intime...). Si è già visto più volte: si può andare a parlare a un microfono di una qualsiasi piazza, dire tutte le cazzate del mondo, ma basta poi citare De Andrè e si è certi di strappare un corale e unanime applauso. Da tutti. E quindi da nessuno. Fabrizio merita tutto il riconoscimento, ma questo a cui stiamo assistendo è il progressivo svuotamento del suo messaggio.

Ebbene, Corrente di Ali ha suonato negli anni in cui questo circo ancora non c’era. 
Ora decide di farsi da parte con la dignità di chi vuole lasciare intatto e puro, almeno nel suo ricordo, il lavoro fatto in questo decennio splendido. 
E così decide di non farsi “coinvolgere” nel degradante circo del decennio che si apre. 

Grazie a tutti coloro che ci hanno seguito.
Grazie a Google per il "conto corrente di Alì il chimico".
Grazie Fabrizio.
E grazie anche a te, che hai avuto la costanza di arrivare in fondo a questa lettera.

Alessandro Adami

domenica 13 febbraio 2011

La cerimonia del "Capèl", un gesto concreto per tutti i cittadini

"La città ha chiesto protezione attraverso il sindaco, i santi Patroni hanno risposto. Il galero, prezioso copricapo rosso, che sino al 1400 veniva donato ai reggenti del Comune di Brescia, è tornato in Loggia dove verrà custodito con devozione". Alleluia! Ora Brescia può finalmente dirsi più sicura. Alleluia! 
Evidentemente il "Patto per Brescia" siglato dal ministro Maroni si è rivelato assai infruttuoso, così Brescia sfodera l'imbattibile carico da novanta, siglando un nuovo patto direttamente con S. Faustino e Giovita!
Il Giornale di Brescia specifica che non si è trattato affatto di una "rievocazione storico-folclorista"... e chi mai si sarebbe azzardato a pensarlo? Per zittire ogni infondata malelingua sulla questione basterebbe limitarsi a considerare l'attualissima sobrietà di farsi trasportare con due carrozze fino alla Loggia. 
Gli effetti della protezione non hanno tardato a manifestarsi, Bresciaoggi infatti riporta la cronaca di un fenomeno che gli scettici chiamerebbero "paranormale", ma che i fedeli presenti non hanno avuto difficoltà a ritenere miracoloso, quando cioè il sindaco si è trasformato in prete e il prete in sindaco:
«La principale caratteristica di questo gesto - ha ricordato il sindaco - sta nella consapevolezza di sapere che noi come uomini non ce la possiamo fare senza il sostegno di Dio e l'aiuto dei Santi Patroni». Prima della conclusione della celebrazione don Armando Nolli ha voluto precisare a giunta e cittadini che «in Paradiso non si va in carrozza. I fatti devono seguire le preghiere altrimenti queste rimangono infruttuose».
Che dire?
C'è chi si leva le mutande in mezzo alle prostitute minorenni.
C'è chi si leva le mutande per difendere costui.
C'è chi si leva il cappello e lo dona a costoro.
Un'ultima nota, a margine: vale la pena ricordare che a Faustino e Giovita venne chiesto di adorare il dio Sole, ma si rifiutarono, così vennero scorticati vivi e dati alle fiamme. L'imperatore che ordinò il martirio fu... Adriano.
Alessandro
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Gli articoli completi li trovate qui:

giovedì 10 febbraio 2011

Epifanie salisburghesi

Quest'estate ero a Salisburgo e, ad un incrocio, c'era fermo un ciccione con la faccia di uno che si è cagato addosso. Ovviamente non esiste un'espressione che dichiara univocamente l'incontinenza, so solo che a me è proprio venuta in mente quell'immagine lì e mi son detto: quello si è cagato addosso in mezzo alla strada. Solo dopo un po' mi sono reso conto che quel tale era Giuliano Ferrara.

mercoledì 19 gennaio 2011

giovedì 12 agosto 2010

Condannato il cuoco di Bin Laden. Un'intervista "impossibile"



A me viene in mente un'intervista "impossibile":
«Su Ibrahim al-Qosi ha detto bene al-Zawahiri: quando era in carcere ed era malato, i pm gli dicevano che se avesse detto qualcosa su Osama Bin Laden sarebbe andato a casa, e lui eroicamente non inventò mai nulla su di me, i pm lo lasciarono andare a casa solo il giorno prima della sua morte. Ibrahim al-Qosi era una persona che con noi si è comportata benissimo, stava con noi e accompagnava anche i miei figli a scuola. Poi ha avuto delle disavventure che lo hanno portato nelle mani di una organizzazione criminale. Quindi bene dice al-Zawahiri nel considerare eroico un comportamento di questo genere» (cit.)


sabato 5 giugno 2010

Brescia spirituale

Oggi ho assistito a due scene degne di nota:

Stamattina andavo in bicicletta e in un sottopassaggio della pista ciclabile ho incrociato una vecchietta che camminava col bastone. All'improvviso si ferma e sembra voler abbracciare il muro. Guardo bene: sta effettivamente accarezzando con santa devozione una scritta spray "Gesù ti amo".

Stasera invece ero seduto a un tavolo e dietro di me ho sentito un ragazzo dire a un altro tizio la seguente frase: "Guarda, non so voi, ma noi a Brescia abbiamo un proverbio: Date a Cesare quel che è di Cesare!". 



martedì 4 maggio 2010

La casa delle Libertà

Dichiarazioni a confronto:
11 Aprile 2010
Franco Frattini [a proposito di Emergency]: "Prego veramente da italiano che non ci sia nessun italiano che abbia direttamente o indirettamente compiuto atti di questo genere. Lo prego davvero di tutto cuore, perchè sarebbe una vergogna per Italia".

3 Maggio 2010 
Franco Frattini [a proposito di Scajola]: "Scajola ha detto che ha la coscienza a posto, e io gli credo senza alcuna riserva".


Altre dichiarazioni:
4 Maggio 2010
Claudio Scajola [a proposito di se stesso]: "Un ministro non può sospettare di abitare in una casa pagata in parte da altri".
Anonimo [a proposito di odontoiatria ippica]: "A caval donato non si guarda in bocca".
Anemone [a proposito di "cose"]: "Cosa regalata, cosa incatenata".